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 De Politeia et Ecclesia - Testo pastorale

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sacred90

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PostSubject: De Politeia et Ecclesia - Testo pastorale   Thu 2 Jun - 13:07

Quote :
De Politeia et Ecclesia


Introduzione: Dal momento che spesso si parla, male et a sproposito di quanto la Chiesa dovrebbe occuparsi di politica, crediamo che sia il caso di chiarire alcuni concetti fondamentali.

1.Cos’è la politica? La parola deriva dal greco πολιτικη
che significa “che riguarda da città” sottintendendo la parola “arte”. Dunque è l’arte di occuparsi della città.
Prendiamo a questo punto il dialogo X di Aristotele laddove cercando assieme al discepolo una definizione di morale il Profeta dice:

Quote :
“Il discepolo: “Certo maestro, la natura dell’uomo è di vivere nella comunità e questa comunità prende il nome di città.”

Aristotele: “Esatto. Il bene dell’uomo, ovvero ciò che contribuisce a realizzare la perfezione della sua natura, è dunque una vita votata ad assicurare le condizioni dell’armonia in seno alla città. Ora, il bene della città è tutto ciò che partecipa al suo equilibrio, poiché la natura della collettività è di perpetuarsi. Così dunque, lo puoi constatare tu stesso, il bene dell’uomo conduce al bene della città.”

Il discepolo: “É magnifico!”

Aristotele: "In effetti lo è. Vedi, l’uomo fa del bene solo integrandosi pienamente nella città, partecipando alla politéïa, e facendo tutto ciò che gli è possibile per mantenerne l’armonia.”

Il discepolo: “Allora, caro maestro, l’uomo che fa del bene è dunque il cittadino?”

Aristotele: “Non ho detto ciò, caro discepolo. Uno schiavo può essere un uomo buono se ha la coscienza della sua natura d’uomo e se sa accontentarsi della sua condizione, poiché così opera per il mantenimento dell’equilibrio della città. La politéïa non è che la partecipazione alle assemblee.” (Ar.I, x)

Ecco che di fronte a tale dichiarazione appare inscindibile la politica dalla via che conduce alla salvezza dell’anima, poiché se facendo politica si può raggiungere il bene, essa può divenire una via privilegiata alla salvezza.

Così dunque politica e salvezza dell’anima si intrecciano in modo così solidale che è impossibile occuparsi di una senza interessarsi dell’altra.

2. In diverse occasioni il Secondo Profeta si interessa della città, facendo perciò politica. E più volte conferma quando detto da Aristotele:

Quote :
"Aristotele, " disse, "ci insegnò che l'uomo saggio deve prendere parte alla vita della città. Voi, miei amici, guardatevi. Siete felici? Sperduti come siete al centro del nulla? Amici miei sappiate che l'uomo per natura è fatto per vivere con i suoi simili”. (Ch, IV)

Tanto da essere accusato di fomentare la ribellione, poiché egli esprimeva quale era il modo giusto di vivere in città, il modo giusto di governare una città, e non solo di come pregare,
Ma Queste accuse provenivano da coloro i quali, avendo il maligno nel cuore, pensavano di poter esercitare il potere senza guida, che le cose di Dio non riguardassero loro. Ecco cosa dice il tribuno al Secondo Profeta:

Quote :
"Tu, Christos, che dici di essere il messia e la guida! Io ti accuso di dannerggiare la città. Tu sei un fomentatore di ribellione, un pericoloso rivoluzionario, un uomo del caos. Io ora esigo che tu mi segua!" (Ch, XII)

Ma coloro che sono puri di cuore e capiscono dove è il giusto e dove l’arroganza fanno come il centurione inviato dal tribuno ad arrestarlo

Quote :
Poi, tutto a un tratto, si tolse l'emo e si inginocchiò , afferrando l'orlo della tunica del nostro messia.

"Maestro" lo implorò, con grande sorpresa del Tribuno "vorrei seguirvi e fare parte di questa comunità dei fedeli! Cosa devo fare? So di essere un peccatore e di aver servito un cattivo maestro, ma io ti imploro di dirmi come posso essere perdonato?" (Ch XII)

Perfino al procuratore Pietro Ponzio il Secondo Profeta non esitò a dare lezioni di politica:


Quote :
"Sì, lo so. Il vostro impero si muove come la ruota di un mulino. Ogni meccanismo si trova nel posto appropriato per nascita, e puntualmente raggiunge lo scopo per cui è stato creato. E beneficiate di questo controllando la gente, e forzandola a lavorare per paghe indecenti. Ora, ecco che io, che porto la verità, sono di disturbo, non c'è da stupirsi... lo Conosco un tizio che lo dice molto bene: il primo che dice la verità, si farà ammazzare!"

[…] la solidarietà ora deve varcare le mura della città! Siamo tutti umani, e in quanto tali creature di Dio. Per questo motivo fare lavorare un vagabondo in miniera per meno di 17 soldi è una vergogna, anche se viene da un'altra città. E farlo sudare per meno di 18 soldi, per uccidere un vitello, mucca, maiale, cucciolata, è uno scandalo!" (Ch XV)


Appare chiaro dunque che la voce di Dio si occupa delle azioni dei fedeli, poiché è primariamente dalle azioni che l’anima si avvicina o allontana dall’Altissimo. Ed è solo l’anima guidata dalle parole della fede che agirà in modo giusto.

3. Questo semplice e chiaro concetto viene rafforzato da tutta la tradizione dei Padri della Chiesa a partire da S. Benedetto che dice:
“l' uomo saggio deve partecipare alla vita della città dove deve portare i frutti della sua sapienza” (Be. 3) Altrimenti non si riduce ad altro che essere un "bue.”

Paiono parole strane dette dal fondatore del monachesimo che parrebbe invece allontanarsi dal secolo. Egli, invece, chiarisce che pure lo stesso ritiro niente altro è che “un mezzo per allontanarsi dalla città, per meglio contemplarla e meglio apprezzarla”

4. Dunque l'uomo che insegue la virtù è necessario che segua il bene. Ma Aristotele chiarisce che il bene, non è un’entità astratta, ma una pratica. La pratica costante della virtù in mezzo alla gente.
E vivere pienamente nella città significa partecipare alla “politéïa”
E cosa si intende per politéïa? Il Santo è chiaro e semplice: “La politéïa non è che la partecipazione alle assemblee.”
La politica, dunque, quando guidata dalla morale, dalla virtù e dal bene diviene la più alta palestra di esercizio del bene, la via privilegiata per andare verso il paradiso solare, ma, per questo, anche la via più facile nella quale l’Essere senza Nome può attirare in inganni.
Per questo è dovere di ogni buon aristotelico dedicarsi attivamente alla vita politica.

5. Di fronte a tali limpidi concetti la stessa Chiesa, occupandosi delle anime, guidandole sulle strade verso il paradiso solare, poiché, come dice Christos, nasce per “essere guida per quelli che sono fedeli a Dio” (Ch XI) , pare evidente che non solo non può non interessarsi di politica, ma che , anzi, è suo dovere primo occuparsene.
Non facendolo tradirebbe la sua missione, e così il Secondo Profeta ed Aristotele stesso.
Interessarsi di politica è una delle vocazioni prime della Chiesa Aristotelica, affinchè una buona partecipazione alla vita della città possa condurre le anime verso la virtù e il bene.

6. In Italia la Chiesa ha deciso da tempo dare alcuni limiti ai chierici nella partecipazione della politica elettiva diretta. Questo per valutazioni di opportunità e di saggezza, non perché vi sia qualcosa di sbagliato nel fatto che il clero possa assumere incarichi di governo, siano essi a livello cittadino che di Palazzo. Nel resto dei Regni aristotelici, infatti, tali limiti non vi sono , ed è norma che sacerdoti, vescovi e cardinali, siano sindaci consiglieri e Principi.
La scelta fatta dalla Chiesa italiana, però, non vuole in alcun modo far intendere che la politica sia cosa che non “interessa”. Più semplicemente che demanda questa difficile e importante missione ai laici, i quali, con carismi diversi da quelli del clero, fanno egualmente parte della Chiesa dell'Altissimo.
Nel dare fiducia ai fedeli aristotelici laici la Chiesa italiana non abbandona il suo ruolo di guida, nè i sacerdoti quello di pastori, reclamando il diritto e sentendo fortemente il dovere di far sentire la propria voce anche attraverso i propri chierici, oltre che i laici, ogni volta e in ogni luogo in cui paia che coloro che si occupano del bene comune si allontanino dalla retta via e deviino inspirati dall'Essere senza nome. Così come fece Aristotele a Oarnos. (Ar IV, III)

7. La Chiesa italiana, dunque, invita tutti i fedeli che si occupano di politica attiva di farlo secondo la propria vocazione, amministrando il potere non per il proprio piacere e la sete di potenza, ma con umiltà e spirito di servizio. E’ sempre troppo facile cadere nella tentazione di Aornos, guidata dal Grande Capo del Serpente Cosmico
Laddove il governo è solo questione di soldi ed economia, laddove si perdono i principi morali, possiamo incidere con il fuoco le parole di Aristotele

Quote :
“ Ma il vostro governo non è che una questione di denaro, per cui tutto qui è in rapporto con la merce?"

[...]

“Non vedo che avarizia di coloro che pretendono di comandare ma che non fanno che sfruttare, disprezzando gli interessi più fondamentali dei loro sottomessi, di coloro che si compiacciono nella loro piccola comodità, disconoscendo i bisogni vitali dei loro laboriosi fratelli, e che rifiutano una briciola di pane alle bocche affamate. Questi, in verità, danno prova di un tale egoismo, e così diventano rattrappiti, gobbi, e storti dall’opera del tempo.”(Ar IV, III)

Ecco perché chi vuole comandare non può permettersi di allontanarsi dalla parola di Aristotele e della Chiesa che ne è infallibile interprete.
Chi se ne voglia allontanare finisce inevitabilmente in preda ai furori dei 7 demoni dei vizi.
Ma coloro i quali, seguendo le virtù, la parola di Aristotele e la guida della chiesa si occuperanno del bene di tutti intraprenderanno una strada privilegiata per condurli verso la salvezza eterna

A.D. MCDLVII
mese quarto, giorno decimo

Cenacolum Episcoporum Italiae



Profeta Pucci Guerra
Cardinale di Santa Chiesa Aristotelica
Arciprelato della Provincia Ecclesiae Italicarum Gentium
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