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 ...Le virtù aristoteliche...

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sacred90

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PostSubject: ...Le virtù aristoteliche...   Thu 2 Jun - 13:22

L'obiettivo di tutti gli aristotelici per la loro vita terrestre è di raggiungere il sole, il paradiso. Come ce l'ha insegnato Aristotele, uno dei profeti della religione aristotelica, l'ALtissimo, Dio, ha dato lo spirito all'umano affinché questo sia capace, ma all'opposto degli animali, di distinguere bene il del male. È questa capacità a distinguere il bene il del male che ci permette di vivere una vita virtuosa e che ci permettera di raggiungere il sole.Tuttavia, un'altra creatura della creazione, la Creatura Senza Nome, invidiosa di non essere stata scelta per essere la preferita di Dio, votò la sua esistenza a tentare l'uomo nei vizi ed ad allontanarlo dal sole per portarlo sulla luna, all'inferno. Tutti gli aristotelici volendo evitare la luna hanno il dovere di conoscere le virtù, ed i loro contrari che sono :

L'amicizia,che consiste nel preocuppersi degli altri, ad avere dell'empatia ed a dare prova di carità. L'amicizia è ciò che lega tutti gli aristotelici. Attraverso l'amicizia, il credente aiuta così i suoi fratelli sulla strada della virtù. L'amicizia è anche intesa come, reciprocità dei rapporti sociali, amore del prossimo, ecc... L'avarizia, il suo contrario, consite nel preoccuparsi solamente di noi stessi o non ha uguali che nel disprezzo degli altri.

La conservazione che consiste nell'operare alla sua sopravvivenza. La conservazione è la coscienza dei suoi bisogni primi in cibo, in acqua, in sonno. In altre parole, la conservazione è la facoltà di accontentarsi di ciò di cui si ha di bisogno. Il contrario della conservazione è la golosità che consiste nel non essere soddisfatto mai di ciò che si ha, e volerene sempre più, ciò che può penalizzareci verso gli altri che si allonaneranno da noi. La golosità si riassume nel abuso di piacere.

Il donarsi che è la capacità di sacrificarsi per il bene di altrui che sia per il resto dell'amicizia aristotelica o per la società laica, la repubblica. Questo sacrificio è la coscienza della vita in comunità. Come ce l'ha insegnato anche Aristotele, il buono aristotelico è quello che aiuta il suo prossimo partecipando alla vita della sua città. All'opposto del donarsi si trova l'orgoglio che consiste in credere che noi soli possiamo metterci al disopra di tutti e raggiungere lo statuto divino.

La temperanza che è la capacità del credente a moderarsi ed a dare prova di comprensione. Questo virtù è primordiale nella misura o è complementare di altre. La temperanza consiste anche nell'accettazione della propria condizione. Il suo contrario è l'ira che è il vizio di colui che si abbandona all'odio vers gli altri, o che con tutta la sua forze tenta di lottare contro la sua condizione.

La giustizia, è la facoltà dell'essere a dare prova di magnanimità, a riconoscere il valore dell'altro, ad identificare l'interesse di altri. Alla giustizia corrisponde l'invidia che è il vizio di colui il quale desidera beneficiare delle giuste ricompense attribuite ad altri, o di quello che brama i beni o la felicità del suo simile.

Il piacere, è la facoltà che ha l'uomo di aprirsi e riunire le condizionedel proprio benessere. E' la consapevolezza di sé, del suo corpo, della sua anima, ed i bisogni di questi per rendere la sua esistenza felice e facile. Al piacere corrisponde l'accidia che è il vizio di clui che entra in depressione spirituale che resta passivo che non ha più gusto alla vita, e che ignora la sua propria soddisfazione.

La convinzione, è la speranza in un avvenire pieno di promesse. È più largamente la coscienza dei bisogni e degli interessi futuri della comunità dei credenti, delle necessità della conservazione della specie, dunque della riproduzione. Alla fede corrisponde la lussuria che è il vizio di colui il quale si culla nell'abuso delle cose della carne e nel nichilismo più totale.

Una vita virtuosa perfetta è virtualmente impossibile. Nessuno, all'infuori del divino, è perfetto. Tuttavia, l'aristotelico virtuoso è quello che riconoscerà i suoi errori e domanderà il perdono ai suoi pari per mezzo della confessione. La confessione sarà spiegata nella terza anta di questo catechismo.
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